di Chiara Covri
Sul versante delle relazioni affettive e della sessualità, la persona anoressica è spesso restia: talvolta non vive alcuna forma di sessualità attiva, talvolta vive la sessualità in modo scisso, come una parentesi fine a se stessa o addirittura come esercizio fisico finalizzato al dimagrimento.
La persona bulimica, invece, spesso mostra su questo versante una notevole voracità, in modo analogo a quanto avviene nel suo rapporto con il cibo: cerca spasmodicamente dei partner, che velocemente “divora” e che poi bruscamente respinge con modalità spesso improvvise e drammatiche o dai quali è, altrettanto drammaticamente, abbandonata e respinta.
Vediamo ora qual è stato il primo contatto delle persone affette da DCA con il sesso. La sessualità è, nelle famiglie dove si sviluppa un disturbo del comportamento alimentare, una tematica spesso molto problematica. A volte emerge, nel corso della terapia della famiglia, che la madre della paziente è stata vittima di abusi sessuali o di esperienze sessuali precoci molto negative. Anche quando non ci sono simili esperienze o comunque non emergono nel corso della terapia, nelle famiglie anoressiche si nota spesso che la sessualità è relegata nel mondo del non detto, è innominabile: la figlia difficilmente ha ricevuto dai genitori e magari dalla madre in particolare spiegazioni, rassicurazioni o consigli circa la sessualità. Tuttavia, il menarca è stato spesso salutato e celebrato in famiglia come un momento di successo, dai genitori e anche dal parentado; a volte, la notizia dello sviluppo puberale della ragazza è stata addirittura socializzata al di fuori della famiglia, cosa apparentemente curiosa, visto il funzionamento prevalentemente di chiusura rispetto all’esterno di queste famiglie. La qualità dell’esperienza riferita dalla persona anoressica rispetto ai festeggiamenti familiari per il suo menarca è quella di essere stata “messa in piazza”; c’era in lei la percezione che quell’evento dovesse essere trattato con riservatezza, ma inspiegabilmente, invece, è stato divulgato. Manca il rispetto per l’intimità. Riguardo al funzionamento familiare, emerge che la sessualità della figlia è trattata alla stregua di molte altre attività, scolastiche, lavorative e sportive della ragazza: il menarca è un traguardo, non è l’approdo a una nuova fase del ciclo vitale della figlia, caratterizzato da specifici bisogni, paure, competenze, compiti evolutivi, quanto piuttosto una performance ben riuscita. Il menarca rappresenta la dimostrazione che anche rispetto al sesso la figlia sta maturando bene e sta seguendo una strada che può dare soddisfazioni ai genitori, per questo l’evento va esibito anche a livello sociale. Nella famiglia anoressica, la festa per il menarca assume più o meno lo stesso significato della festa per il diploma. Anche nella fase della malattia, l’amenorrea è un problema molto sentito dalla famiglia, come segnale tangibile della “non normalità” della figlia, ma molto meno dalla paziente, che invece il più delle volte vive con sollievo la scomparsa del mestruo e la regressione a una condizione di sessualità non generativa. La preoccupazione espressa dai genitori circa la mancanza di relazioni sessuali della figlia anoressica non è tanto focalizzata sulla sofferenza che questa carenza potrebbe comportare o di cui potrebbe essere un indicatore, quanto sul fatto che rappresenta una caduta di performance: la figlia in questo modo si dimostra incompleta, anomala. La sua astinenza sessuale, che nell’anoressica restrittiva è, di solito, pressoché totale, rappresenta per la famiglia una sconfitta e una vergogna sociale, come anche il suo sottopeso visibile e il suo colorito malsano.