
"VEDO IL MIO CORPO..... E NON E' SEMPRE COME LO VORREI.."
INSODDISFAZIONE, "FISSE", CONDIZIONAMENTI
E DISTURBI ALIMENTARI
EVENTO FORMATIVO
Disturbi del Comportamento Alimentare e Obesità:
complicanze e comorbidità mediche e psichiatriche.
ECMModerne strategie di intervento e di prevenzione
Saint-Vincent (AO), 26-27-28 novembre 2009
ANORESSIA, BULIMIA E OBESITÀ BED LE CURE RESIDENZIALI
Il 10 aprile
L’eziologia, comune alla maggior parte dei disturbi alimentari, e’ di norma considerata essere multifattoriale. Nessun singolo fattore a sé Stante può essere sufficiente a fare scatenare un dca; tuttavia che una persona sviluppi o meno un dca dipende dalla presenza di certe predisposizioni biologiche o dall’esposizione a particolari elementi di vulnerabilità.
Se si segue il filo dell’insorgenza e lo stabilirsi del dca si osserva che la combinazione fra elementi rischio e fattori protettivi può agire sia per mantenere la condizione di malattia che per determinare se un individuo recupera o meno.
Sebbene i dca si presentino prevalentemente nelle donne, gli uomini non sono rari. Lo stereotipo che il DCA sia una malattia femminile limita la comprensione della portata e della natura del problema che l’uomo con DCA deve affrontare.
Nelle donne è più decisivo il desiderio di essere magra per causare la “scontentezza” riguardo al corpo. Gli uomini invece hanno una maggiore “scontentezza” riguardo alla parte superiore del torso e sulla massa muscolare. Tra i maschi affetti da DCA la componente omosessuale è piuttosto consistente.
Il rischio per DCA è più elevato tra gli atleti che fanno agonismo che tra la popolazione generale della stessa età.
Le donne di sport competitivi dove è necessario/imposto un corpo magro (ginnaste, pattinaggio figurato, corsa, danza) sono specialmente a rischio. Gli uomini in sport come body-building sono a più alto rischio di DCA.
I genitori e gli allenatori per portare l’atleta ad essere più competitivo potrebbero incoraggiarne sia una distorta forma che un’errata attitudine nel mangiare.
Ma lo sport può dare anche fattori di protezione; infatti il praticare sport può proteggere dall’avere DCA se lo si fa in modo sensibile e da cui deriva un appropriato orgoglio e autostima per le conquiste fatte.
Infine sebbene l’esordio di un DCA sia di solito tra l’adolescenza e durante gli anni 20, sono stati osservati casi con esordio ben precedente (bambini piccoli o piccolissimi) o (anche molto) più tardivo (oltre i 50 anni).
In rari casi eventi avversi della vita (una morte, una crisi matrimoniale o un divorzio) possono scatenare antichi disturbi.
La paura di invecchiare sembra essere il fattore precipitante in questi pazienti.
E’ chiaro che per comprendere e curare bene tutte queste particolari patologie servono capacità e formazione adeguate.
intervento tenuto il 23 ottobre 2007 alle Magistrali “M.di Canossa” di Reggio Emilia
I termini del problema
Auspico che questa sera si possa fare una riflessione, una camminata, un pic-colo percorso di salute, di comprensione e di avvicinamento al dolore ed alla soffe-renza che colpiscono molte ragazze ed anche qualche ragazzo. Perché ci porti poi ad avere maggiore sicurezza interna cioè maggiore possibilità di decodificare e in qualche modo quindi comprendere e accogliere che cosa succede nella mente e nel comportamento di un numero purtroppo rilevante di giovani che vivono nelle nostre scuole. Giovani, ma non solo. Anche chi non è più tanto giovane può essere interes-sato perché i problemi di cui ci occupiamo insorgono più frequentemente nell’adolescenza e nella prima giovinezza, ma in alcuni casi hanno anche degli esor-di più tardivi, emergono anche in gioventù centrale, verso i 30-32 anni.
Questo tipo di problematiche hanno anche il difetto di potersi incistare nella mente, radicare, diventare fissazione nella mente delle persone e non spegnersi. Si vede quindi come ci possono essere delle persone che sono affette da disturbi dell’alimentazione da decenni e che perciò hanno largamente intaccato la qualità del-la loro vita, mortificando il proprio corpo, mortificando le proprie relazioni e anche mu-tilando le opportunità delle persone che attorno a loro vivono.
Non va trascurato infatti che l’insorgenza così precoce, frequentemente collo-cabile agli esordi dell’adolescenza, non può non coinvolgere pesantemente il gruppo familiare. È impossibile vedere nascere una patologia di questo genere e trovare dei genitori distratti che non si colpevolizzano. I genitori partecipano a questa sofferenza e si sentono travolgere da questa sofferenza. Si sentono annichiliti e molte volte im-potenti. Ed in effetti è molto difficile riuscire ad avvicinare questi problemi, occorre molta attenzione e molta delicatezza. Quella che speriamo questa sera di riuscire a mettere un po’ assieme ed uscire con qualche sicurezza in più e quindi dare un con-tributo a proteggere i nostri giovani dall’assalto dei disturbi dell’alimentazione, che sono tanti.
Collochiamo i disturbi dell’alimentazione su una linea
A parlare dei disturbi dell’alimentazione in senso lato si rischia di parlarne in modo improprio nel senso che li potete mettere tutti quanti su una linea che potete immaginare davanti ai vostri occhi, dove ad uno degli estremi mettete l’estremo più simbolico dei disturbi alimentari. Cioè quella tal condizione per cui la persona arriva a rifiutare di alimentarsi e davanti a qualsiasi evenienza a qualsiasi suggerimento, davanti a qualsiasi spontanea spinta: “Vedi come sei magra, mangia un po’”, non otte-niamo altro che l’effetto opposto.
Dire alla persona di questa natura: “Mangia un po’”, che è l’istinto che viene a tutte le più care amiche quando vedono una persona così afflitta e così smagrita, e-quivale a sentirsi contro-sprezzantemente giudicate: “Tu ti permetti di dare un giudi-zio!? Tu non capisci niente. Io sono troppo grassa invece. E se tu mi dici mangia un po’ tu sei peggio del peggior diavolo e nemico e vuoi la mia rovina e il mio disastro. Ergo, vattene lontano da me”. E allora è chiaro che una mamma che dice: “Mangia un po’” alla figlia che è così smagrita e si sente dire: “Tu non capisci niente, vattene” non può che essere disorientata: “Ma come è palese che sei magrissima!” e nello stesso tempo sentirsi rifiutata è qualcosa che spezza drammaticamente il cuore.
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"Per immagine corporea non s’intende solamente il corpo così come lo si vede in uno specchio ma anche, e soprattutto, la percezione che abbiamo di esso. Si tratta “dell’immagine mentale personale della forma, della dimensione e della taglia del corpo e dei relativi sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e alle singole parti fisiche". L’immagine del corpo è un “luogo” in cui si incontrano speranze e desideri con dolori e naufragi. La rappresentazione mentale di noi stessi è la componente principale nel determinare l'autostima che l'individuo ha specie in epoca di “società dell’immagine”. Potenti meccanismi di mercato suggeriscono modelli da “acquistare”; essi si combinano con domande individuali di piacere e di libertà.